horus dio egizio

Reperto E.25982. Il terzo, Horus-Medenu, era l'Horus venerato a Medenu, una borgata del Fayyum, e conosciuto con il nome greco di Harmotes. Dimitri Meeks, Mythes et légendes du Delta d'après le papyrus Brooklyn 47.218.84, Le Caire, IFAO, 2008, p. 21. Nel Basso Egitto, ai limiti del deserto libico — e più precisamente nel III nòmo e a Kôm el-Hisn — era venerato Hor-Thehenu, "Horus di Libia". Françoise Dunand, Roger Lichtenberg & Alain Charron. (§.*1944d-*1945a)». Questa dimensione cosmica si proiettò, sin da epoca predinastica, nella figura del faraone, che divenne una specie di incarnazione di Horus. Aveva sovente forma di leone, ariete o di uomo con la testa di falco o di leone sormontate dal disco solare; dal. Il Papiro Brooklyn 47.218.84, d'epoca saita, fornisce preziose informazioni sul mito di Horit. Nell'antico Egitto esistevano varie specie di falchi: a causa delle rappresentazioni spesso assai stilizzate dell'uccello di Horus, è stato difficile individuare la specie di riferimento per l'iconografia del dio. Fin dalle origini della civiltà egizia Horus fu ritenuto un dio capace di guarire gli esseri umani dalle loro malattie. Il Dio egizio Horus, rilievo sulla torre destra dei piloni del tempio di Edfu in Egitto. La dea era considerata figlia di Osiride, con cui si sarebbe unita generando cinque divinità dall'aspetto di falchi: «Poi questa dea mise al mondo cinque figli: Humehen, Sanebui [Il Figlio dei Due Signori[104], "Il Bambino che è a Medenu" [Horus-Medenu[105]], Horus-Hekenu e "Il figlio di Iside".». 2009. pp.8, 170. Hor-Merti avrebbe dovuto invece trascinare una rete per catturare i nemici dell'anima del defunto[52]. Murales antico Egitto. Anche il già citato Hor-Behedeti li riforniva di stoffe, ma alfine di garantire le offerte funerarie. Quest'ultimo era tuttavia subordinato al primo e, nei testi, il primo posto era sempre concesso a Horus. Hor-Hekhenu, "Horus degli unguenti", adorato a Bubasti, simboleggiava il calore bruciante del sole: anche lui sarebbe andato a caccia dei demoni nocivi per le mummie[40]. HORUS Horus è la denominazione latina del Dio egizio Hr la cui lettura è Heru oppure Hor. Di converso altri studi indicano l'Alto Egitto quale patria di nascita di Horus[82] e il re Menes/Narmer, unificatore dell'Egitto e primo dei re dinastici, quale veicolo di penetrazione del culto nel Basso Egitto e nell'area del Delta. egiziano, ciò che è nel mondo sotterraneo), titolo ass... dea egiziana compresa nel gruppo delle nove divinità (ennead... (o Apis), dio egiziano venerato sotto le spoglie di un toro ... De Agostini Editore S.p.A. sede legale in via G. da Verrazano 15, 28100 Novara. Benché adorato in molteplici nòmi, o distretti, egizi[8][9] il suo centro di culto principale fu ad Edfu. Metropolitan Museum of Art, New York. Tuttavia, questa opposizione non ridusse la teologia e l'immaginario religioso degli egizi a un mero scontro tra Bene e Male, simboleggiati da Horus e Seth: in un altro mito, Seth era protettore indispensabile di Ra[30] nella sua battaglia notturna contro il malvagio serpente Apopi[31] (probabilmente l'unica entità della mitologia egizia a essere intesa come realmente cattiva[32]) per potere sorgere ogni mattina. 122 e sgg. Horus, che significa probabilmente "Il lontano", è una divinità celeste egizia che ha la sua ipostasi nel falco. (egiziano Hor), dio egizio, raffigurato in figura di falco (o con la testa di falco) probabilmente con allusione ai suoi caratteri uranici; infatti talvolta era inteso come un dio-cielo i cui occhi erano il Sole e la Luna . L'incoronazione del faraone era un insieme complesso di rituali il cui esatto ordine non è stato ancora stabilito con certezza. A Ieracompoli, antica Nekhen, la capitale dei faraoni arcaici, le sue sembianze erano quelle di Hor-Nekheni, i cui attributi guerrieri e regali erano molto pronunciati[10][21]. I molteplici aspetti di Horus e i miti che lo riguardano si sono mescolati e confusi nel corso dei millenni; è possibile però distinguerne due forme: una infantile e una adulta. Il quarto, Horus-Hekenu, "Horus degli unguenti", era l'Horus venerato a Bubasti come figlio di Bastet. Horus (egiziano Hor), dio egizio, raffigurato in figura di falco (o con la testa di falco) probabilmente con allusione ai suoi caratteri uranici; infatti talvolta era inteso come un dio-cielo i … Da tale vittoria[77] sarebbe scaturita, peraltro, la leggenda di Horus vendicatore di suo padre Osiride sul dio Seth. Testo 312; R.T. Rundle Clark (1959/1999), p. 150, cita gli studi specifici su tale testo eseguiti da A. de Buck in. Questo, almeno secondo la versione mitica a cui si riallaccia la concezione definitiva della regalità, quella per cui il faraone morto è identificato con Osiride e il suo successore vivente è identificato con Horus. Ancora a dimostrazione dell'importanza del culto di Horus, si consideri che tutte le pareti del tempio sono ricoperte di testi in corsivo e geroglifico particolarmente complessi e di difficile interpretazione (tanto che molti non sono stati ancora tradotti) giacché i sacerdoti tolemaici pensarono di riportare, per iscritto, tutti gli elementi mitologici, narrativi e cultuali che, sino ad allora, erano stati tramandati verbalmente, di generazione in generazione, o trascritti su papiro facilmente deperibile[91]. Durante la II dinastia, invece, il falco di Horus e il canide di Seth sormontavano, insieme, il serekht di re Khasekhemui (ca. Horus: nella mitologia egizia, dio del cielo, della luce e della bontà. «Horus è caduto a causa del suo occhio, Seth soffre per i suoi testicoli. Emblemi della decisiva unificazione del Paese, Horus e Seth simboleggiavano l'autorità monarchica. La figura del dio Hor-imi-Shenut ebbe un culto nel corso di tutta la storia egizia; tale epiteto ha posto alcuni problemi di interpretazione ed è stato variamente tradotto "Horus delle corde", "Horus della città delle corde", "Horus legato con corde". Horus Horus, dio della luce e della bontà era il dio-falco patrono del cielo e del faraone. Questi cinque figli non compaiono in nessun altro scritto. Al culmine del vigore combattivo e della potenza sessuale, Horus diventava Horakhti (Horus dell'orizzonte[23]), il sole allo zenit. In antitesi a Seth, che rappresenta il caos e la violenza, Horus incarnava l'ordine e — esattamente come il faraone — era garante dell'armonia universale (Maat)[29]. Dio dalla natura estremamente complessa, Horus condivise il nome e l'aspetto di falco con molti altri dei significativi, minori o locali — che rendono confusa una descrizione univoca della sua genealogia, delle sue caratteristiche e dei suoi ruoli[33]; inoltre, nel corso della plurimillenaria storia egizia, fu investito di un numero sorprendente di titoli ed epiteti[34]. I re dell'Antico Egitto non erano noti ai propri contemporanei con il nominativo seguito da un numerale (ad esempio Ramses II o Amenofi IV), bensì con i. Dodson, Aidan, Amarna Sunset: Nefertiti, Tutankhamun, Ay, Horemheb, and the Egyptian Counter-Reformation. L'integrazione di Osiride nel mito di Horus e Seth, verificatasi nel XXV secolo a.C., fu il risultato di una rivoluzione, o riformulazione, teologica (che l'egittologo francese Bernard Mathieu ha definitito "Riforma osiriaca")[58]. Horus. Horus o Lei, Heru, Hor in Antico Egitto, è uno dei più significativi antiche divinità egizie che hanno servito molte funzioni, in particolare dio della regalità e del cielo. Anche la città di Nekhen, a circa 80 km. Horus, nel corso di questo rituale, era Hor-neb-Hebenu, "Horus signore di Hebenu", e forniva i defunti di stoffe e panni funerari che, come corazze, li proteggevano dai tumulti e dagli attacchi dei seguaci di Seth. Tante leggende (e tante versioni della stessa leggenda) nella mitologia egizia, infatti, vedono protagonista Horus, il lontano, il dio della Preveggenza.Secondo la più conosciuta e la più antica di queste, comunque, Horus era il figlio nascosto di Osiride e Iside. Per spiegarla velocemente, Horus sta a Osiride come Gesù sta a JHWH. The American University in Cairo Press. Dictionnaire encyclopédique de l'Ancienne Égypte et des civilisations nubiennes, Paris, Gründ, 1999, p. 259. Durante l'Antico Regno, l'iconografia reale mostrava la coppia Horus-Seth che incoronava il faraone mentre, durante il Medio Regno, si diffusero le rappresentazioni dove i due figuravano nell'atto di intrecciare una pianta di loto e una di papiro, piante araldiche delle Due Terre: questo tipo di immagini prendeva il nome di sema-tauy, o rito della "Riunificazione delle Due Terre"[67]. Una statua della VI dinastia, rinvenuta dall'egittologo Quibell nel 1898 presenta un tale copricapo pur essendo ormai il dio stato pienamente assimilato ad Horus[81]. Di solito questi sedicenti esperti storici come Acharia S, basano le loro tesi su Horus, (il dio del sole), sul “Libro dei Morti”, un testo funerario egizio scritto a partire dal 1550 a.C. Horus, il Dio-Sole, di Heliopolis è spesso rappresentato simbolicamente con un occhio. Durante la I dinastia, il "Nome d'Horus" era seguito dal "Nome nesu-bity" (o praenomen), simbolo dell'unione delle Due Terre, e dal "Nome Nebty" (cioè "delle Due Signore"), riferito alle dee Uadjet e Nekhbet, tutelari dell'Alto e del Basso Egitto. Capitale sociale euro 50.000.000 i.v. Hor-Neb-Hebenu, "Horus signore di Hebenu". In origine, Manu e Bakhu erano toponimi che designavano le montagne del deserto occidentale, ma durante il Nuovo Regno divennero i nomi mitici delle estremità occidentale e orientale del tragitto compiuto dal sole dal suo emergere dalla terra fino al tramonto[51]. This page was last edited on 29 August 2018, at 00:58. Un cerimoniale ridotto, ma sostanzialmente analogo, si svolgeva durante il Rito di mezzogiorno ed alla sera quando il dio veniva spogliato, rivestito degli abiti notturni e riposto nel suo tabernacolo per la notte. Nefti, desiderando ardentemente un figlio, avrebbe fatto ubriacare Osiride e si sarebbe unita a lui fingendo di essere Iside; ne sarebbe nato Anubi [11] . Figlio di Osiride ed Iside e vendicatore del padre nei confronti di Seth, il quale gli cavò un occhio durante lo scontro. Altra versione del mito di Horus è reperibile, in forma poetica, nel Libro dei morti[96][97] in cui l'intervento di Horus consente al defunto dio di risorgere e di inviare la benefica piena nilotica[98]. Nazar - amuleto di protezione - occhio della provvidenza - occhio che tutto vede. Dopo varie liturgie purificatrici poggiava le sue mani sul dio, lo liberava cioè dagli indumenti notturni e lo lavava incensandolo; lo rivestiva quindi con un drappo bianco, seguito da uno verde ed uno rosso; fissava, infine, un collare di gemme al collo del dio purificandolo ancora con incenso. Appartengono a questa epoca le prime raffigurazioni di divinità antropomorfe o mummiformi (a forma di mummia o defunto avvolto nel sudario) come Min e Ptah. Altri significati proposti sono quelli di "viso", "il Distante, il Lontano"[11] oppure "Colui che è al di sopra, il Superiore"[12]. In ogni caso Horus, anche quando non è protagonista del testo, appare tuttavia come salvatore del mondo ed eroe per eccellenza[101] destinato a riportare l'ordine nel caos. Il geroglifico rappresentante il nome Horus d'Oro, bik-nebu: Anche se Horus era una delle più antiche divinità dell'Egitto, ben presto i sacerdoti di Heliopolis cercarono di scalzarne il predominio ponendogli accanto il dio Ra, ovvero il sole. Erano molteplici anche le forme in cui era adorato Horus bambino. Bernard Mathieu, « Horus : polysémie et métamorphoses (Enquêtes dans les Textes des Pyramides, 5) », ENiM 6, Montpellier, 2013, p. 2. Edwards, IES (1971), "The early dynastic period in Egypt", The Cambridge Ancient History, 1, Cambridge: Cambridge University Press. Questa forma guerriera del dio lo dipingeva come difensore dei confini occidentali dell'Egitto[57]. Horus con Nectanebo II (XXX dinastia). A Kôm Ombo era venerato nelle sembianze di Haroeris (Horus il Vecchio), dio celeste immaginato come un immenso falco i cui occhi erano il sole e la luna[27] (quando questi astri erano assenti dal cielo, gli egizi credevano che questo dio fosse cieco). La raffigurazione integrale come falco è la più antica. Horus, che significa probabilmente "Il lontano", è una divinità celeste egizia che ha la sua ipostasi nel falco. Il falco, con i suoi voli maestosi nel cielo, così come un significato del suo nome ("il Distante") dovettero essere associati al sole. Poco oltre Horus risponde: [Osiride]...metti in movimento l'anima tua...tu sarai il padrone completo qua [in terra]. Museo egizio del Cairo. Henri Frankfort (trad. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 3 dic 2020 alle 17:41. Nella forma più comune del mito, Horus era figlio di Iside e Osiride e aveva un ruolo fondamentale all'interno del mito di Osiride, in quanto erede di suo padre — appunto Osiride — e rivale di Seth, il dio uccisore di Osiride[6]. I teologi egizi personificarono questo titolo reale in una vera e propria dea. Bronzetto raffigurante il dio-falco (Torino, Museo Egizio).De Agostini Picture Library / G. Dagli Orti. In linea con il concetto di dualità che permeava numerosi aspetti della mentalità egizia, il Paese era l'unione delle "Due Terre", simboleggiate dalla doppia corona regale pschent (le "Due Potenze") — fusione della corona rossa del Basso Egitto con la corona bianca dell'Alto Egitto; parimenti il faraone incarnava i "Due Rivali" , cioè l'Horus di Ieracompoli e il Seth di Napata. Files are available under licenses specified on their description page. Per quanto riguarda, sembra che durante le prime due dinastie la forma zoomorfa del dio sia rimasta la norma. Te Velde riteneva che il mito arcaico della lotta di Horus e Seth non potesse essersi originato esclusivamente a partire da fatti bellici verificatisi all'alba della civiltà faraonica. Fece la sua comparsa nella religione egizia come divinità tutelare di Ieracompoli (in greco Città del Falco, originariamente chiamata Nekhen) nell'Alto Egitto e, di conseguenza, come prima divinità nazionale conosciuta, soprattutto in relazione al faraone, che in quell'epoca cominciò a essere considerato la manifestazione di Horus in vita e, da morto, di Osiride[3]. Quest'ultimo epiteto verrà adottato millenni dopo dai greci con il nome di Arpocrate, rappresentato come un fanciullo con l'indice della mano destra in bocca. Oltre agli aspetti fondamentali del mito, questo dio fu ma mano investito anche di aspetti secondari: difensore del Paese, guardiano dei confini, protettore dei defunti e delle mummie, infilzatore di demoni e bestie selvagge ecc. Antropomorfo con testa di falco, recante il segno della vita. Anche quando, durante il Terzo Periodo Intermedio e la XXI dinastia, gli organi verranno imbalsamati a parte e reinseriti nel corpo del defunto, sopravviverà l'usanza dei vasi canopici, in questo caso solo simulacri giacché non cavi all'interno, recanti le teste dei quattro dei: Verso la fine della II dinastia, con lo spostamento della capitale ad Abido, il re Peribsen, con quello che va sotto il nome di scisma sethiano, sostituì il dio dinastico Horus con il dio Seth, nemico di Horus, e il Nome di Horus scomparve, perciò, dalla titolatura regale[85] Con la III dinastia, ed il re Khasekhemui, si pervenne ad una sorta di compromesso ed il serekht[86] venne sovrastato da entrambe le divinità affrontate. Ma i miti di Horus si perpetuarono anche in periodo cristiano. Le leggende su di lui sono state preservate da quando l'occupazione principale per gli uomini era l'estrazione del cibo. Horus rappresentava la terra fertile d’Egitto, il dio Seth la sabbia rossa del deserto. Il Papiro drammatico del Ramesseum, molto frammentario, sembra una guida o un commentario illustrato al cerimoniale per l'ascesa al trono di Sesostri I (ca. Horus è raffigurato con il Simbolo Wedjat e la testa di un falco e ha iniziato la linea di faraoni. Infine, con il faraone Djedefra, apparve il quinto ed ultimo nome, il "Nome Sa-Ra" (cioè "del Figlio di Ra"), che determinava il re come figlio di Ra, altro dio-falco dagli aspetti celesti e solari[74]. Bernard Mathieu, « Mais qui est donc Osiris ? In una versione differente del mito, la madre di Horus era identificata con Hathor, che poteva anche esserne la sposa[7]. A Behdet, Horus assunse forma umana con testa di falco, armato di arco e frecce e di una lancia la cui cuspide era sostenuta da una testa di falco; tale figura acquistò dignità divina guerriera, a sua volta, con il titolo di Horus Behedeti[80]. Il suo occhio, l'occhio di Horo, è un amuleto distruttore di malvagi, infatti il suo mito narra che dopo aver ucciso il malvagio dio Seth, Geb gli abbia donato un amuleto distruttore della malvagità. Si ritiene[82] che la fusione Ra-Hor-Akhti, ovvero Ra e Horus dei Due Orizzonti[83], rappresentata da un uomo con la testa di falco che reca sul capo il disco solare, sia la dimostrazione di un compromesso tra le due classi sacerdotali; tuttavia si rese necessario differenziare il culto del dio falco da quello strettamente solare dando così ad Horus la condizione di figlio di Osiride ed Iside, vendicatore del proprio padre assassinato e smembrato da Seth. Una volta sconfitto, Seth formava con Horus una coppia pacificata a simboleggiare il buon governo del mondo[64]. Riproduzione di una statua conservata al Museo egizio del Cairo. A Edfu, Horus diveniva Horbehedeti (Horus di Behdet, antico nome di Edfu) o Horus di Edfu, il sole alato primordiale[26]. Tuttavia, nel mito, le pretese di Horus sul trono erano duramente contrastate da Seth e, nel corso di uno scontro, Horus perse l'occhio sinistro — poi risanato dal dio Thot. All structured data from the file and property namespaces is available under the Creative Commons CC0 License; all unstructured text is available under the Creative Commons Attribution-ShareAlike License; additional terms may apply. Accenni al mito di Horus si ritrovano, infine, ne Le metamorfosi di Apuleio, II secolo d.C., testo incentrato tuttavia sui culti misterici legati alla dea Iside. 2589 a.C.–2566 a.C.), il titolo delle regine fu semplificato in "Colei che vede Horus e Seth"). Il riferimento è ai due orizzonti dell'alba e del tramonto. Presso le paludi del Delta è attestata la presenza di Hor-Meseni, "Horus di Mesen, o Hor Mesenu, "Horus-infilzatore". Incisioni geroglifiche. R.T. Rundle Clark (1959/1999), pp. Altri studi vogliono che il culto di Horus sia nato nel Delta nilotico e che esso penetrò nell'Alto Egitto a seguito di guerre di conquista predinastiche contro popolazioni adoratrici del dio Seth; in tal senso, il conflitto e lo scontro tra Horus e Seth, come vuole la mitologia egizia, avrebbero perciò un fondamento reale[81]. 3100 a.C.), mentre la regina era "Colei che vede Horus, scettro hetes di Horus, colei che asseconda Seth"; in seguito, sotto Cheope (ca. Altri studiosi, come Henri Frankfort (1897–1954) e Adriaan de Buck (1892–1959), misero in discussione questa ricostruzione considerando che gli egizi — al pari di altri popoli antichi o primitivi — concepivano l'universo come un dualismo fondato su idee antitetiche ma complementari: uomo/donna, rosso/bianco, cielo/terra, ordine/caos, nord/sud ecc. Quest'ultimo tratto distintivo ricorda facilmente il disegno dell'Occhio di Horus, associato a lui e agli altri dei ieracocefali[17]. Horus che protegge Chefren (IV dinastia). Sul recto della tavoletta, inoltre, in una sorta di marcia trionfale del re Menes/Narmer, due stendardi dei distretti vincitori portati da altrettanti alfieri, recano alla sommità il simbolo del falco quasi a confermare la supremazia del dio. È perciò palese[82] che Horus, già in periodo predinastico, ed ancor prima dell'unificazione della I dinastia era considerato, sia nel sud che nel nord del Paese, dio protettore dei re tanto che questi venivano indicati con il termine Horus Vivente poi confluito, in epoca dinastica, nel Nome di Horus e ribadito nel successivo nome Horus d'Oro. Le prime immagini composite, con corpo d'uomo e testa d'animale, risalgono alle fine della II dinastia anche se, stando alle conoscenze attuali, la più antica raffigurazione di Horus come uomo ieracocefalo fu realizzata durante la III dinastia. Mesen era sia un toponimo che un termine indicante Horus intento a infilzare un ippopotamo (incarnazione di Seth) con una lancia. Il registro inferiore rappresentava la facciata idealizzata di un palazzo reale sormontata, nel registro superiore (che è l'interno del palazzo stesso visto dall'alto), dal "Nome d'Horus" del sovrano. Benché città di antiche origini e centro principale del culto di Horus, il tempio risale alla dinastia Tolemaica; fu costruito tra 237 e il 57 a.C. sovrapponendosi e distruggendo preesistenti templi dedicati alla stessa divinità, a dimostrazione della radicalizzazione del culto nel corso dei millenni.

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